giovedì 7 dicembre 2017
Sesso, Droga & Rock’n’roll
La nascita del movimento Beat vide in contemporanea l’aumento dell’uso di sostanze allucinogene; LSD, peyote e funghi della psilocibina divennero un elemento costante, anche questa volta non senza l’aiuto di enti governativi più o meno alla luce del sole.
Lo scopo era quello di testare alcuni “prodotti” e, contemporaneamente, screditare un certo tipo di ideologia che stava prendendo piede supportata dai nuovi generi musicali così tanto di moda tra i giovani.
Ben presto questo scenario si allargò, assunse le caratteristiche di una vera e propria moda, molti addirittura documentavano i propri “viaggi”, altri ancora usavano gli allucinogeni come fonte di ispirazione, tra questi il romanziere britannico Aldous Leonard Huxley, autore nel 1954 del saggio “The Doors of Perception”, titolo che ispirò i Doors per il nome da dare alla band.
In quel periodo la parola d’ordine sembrò essere una soltanto: “accenditi, sintonizzati, abbandonati”, ovvero il motto che contraddistinse il professor Timothy Leary, colui che per primo parlò pubblicamente dei benefici derivanti dall’LSD esortando i suoi interlocutori a provare.
Questa strada venne in seguito battuta da altri personaggi, tra questi Ken Kesey e Ted Kaczynski.
Il primo, dopo essere stato per anni cavia degli esperimenti MKUltra, ebbe successo pubblicando il famoso romanzo “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, ma spese tutta la sua fortuna andando in giro a predicare i benefici dell’LSD; Kaczynski, anche lui cavia degli esperimenti CIA, sarebbe stato meglio conosciuto in seguito con il nome di Unabomber.
A partire dal 1966 tali sostanze vennero messe all’indice, vietate per legge, questo però ottenne l’effetto contrario; proprio perché vietato, l’uso degli allucinogeni conobbe una impennata colossale, divenne un gesto provocatorio in un sistema sociale che ben poco spazio lasciava all’interazione tra cittadini, giovani e politica.
Si iniziava a diffondere la cosiddetta “cultura della droga”, un antidoto alla disciplina imposta, l’urlo di protesta di milioni di persone che spesso non sapevano neanche cosa realmente volessero ma che non potevano fare a meno di urlare.
Nacque in tal modo la Triade Maledetta, Sesso, Droga, Rock’n’roll, ma si iniziarono anche a formare gli scenari che avrebbero portato a definire l’altra faccia del rock e, in tempi molto più recenti, a fornire linfa vitale alle varie teorie estreme.
Spiritualità, droga, risentimento, solitudine, furono soltanto alcuni degli ingredienti che caratterizzarono le vite degli artisti rock, ingredienti che portarono molti di loro a percorrere sentieri a volte pericolosi, ad esplorare scenari che non sempre avevano un punto d’incontro con il mondo della musica, oltre che a conoscere personaggi inquietanti.
I Rolling Stones, ad esempio, fin da subito incarnarono nell’immaginario collettivo l’immagine estrema di sesso e droga, tanto che dopo l’uscita di Satisfaction (I Can’t Get No), un giornale scandalistico pubblicò questo titolo: “Permettereste a vostra figlia di sposare un Rolling Stone?”.
Nel 1969, la misteriosa morte di Brian Jones compromise quasi il futuro della band, e proprio in quello stesso periodo gli Stones rimasero affascinati dallo sceneggiatore e regista statunitense Kenneth Anger; in seguito a questa frequentazione la band scoprì le opere di Aleister Crowley e conobbe Anton LaVey, il fondatore della Chiesa di Satana. Da questo scenario nacque forse il testo di Jagger “Sympathy For The Devil”, così come la registrazione della colonna sonora per il film di Anger “Invocation Of My Demon Brother” del 1969.
Per questo motivo, insieme a molti altri avvenimenti, il rock’n’roll, e il rock in particolare, vennero chiamati “la musica del Diavolo”, anche se in realtà questo “odore di zolfo” risale all’epoca del blues, e in particolare al leggendario Robert Johnson...
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