domenica 26 novembre 2017

La musica rock, gli USA e il Chaos Project

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Corre l'anno 1967 quando la CIA, già impegnata nelle ultime definizioni relative al Monarch Project, e reduce dall'esperienza maturata con il progetto MK-ULTRA, inizia ufficialmente quello che viene ricordato come il Chaos Project. Lo sviluppo del programma, affidato al direttore del controspionaggio americano Jasmes Angleton direttamente dall’amministrazione del presidente Lyndon Johnson, è quello di raccogliere tutte le informazioni possibili sui legami stranieri dei rappresentanti della protesta razziale, del movimento pacifista e di qualunque altra realtà si rivelasse ostile alla politica americana. La nascita del Progetto Chaos interessò quasi subito il Senato degli Stati Uniti; la CIA, infatti, non poteva operare su tutto il territorio nazionale, neanche per quelle attività classificate come controspionaggio, poiché tale incarico era di esclusiva competenza dell’FBI. Si trattava, così come si può desumere da due rapporti datati 1975 e 1976 ed emessi rispettivamente dalla Commissione Rockefeller e dalla Commissione Church, di operazioni tese alla raccolta di informazioni, sia attraverso mezzi tecnologici che contatti interpersonali, riguardanti alcuni attivisti definiti di “sinistra radicale". In realtà questa attività si estese ben presto coinvolgendo al suo interno anche personaggi del cinema, cantanti, gruppi musicali e artisti che venivano controllati attraverso l’infiltrazione di agenti nel loro entourage. I gruppi verso i quali vennero rivolte le maggiori attenzioni furono il movimento antirazzista e quello pacifista, due realtà tra l’altro molto coinvolte all’interno del panorama musicale del periodo, come ad esempio nel caso di Jimi Hendrix. Tra le altre attività di Chaos si ricordano anche il colpo di stato in Grecia nel 1967, gli anni del terrorismo in Italia, la diffusione di sostanze stupefacenti al fine di poter controllare e destabilizzare dall’interno alcune cellule ritenute sovversive. Proprio questa tecnica fu quella utilizzata per arginare e pilotare la protesta giovanile contro la guerra in Vietnam, al fine di screditare gli oppositori facendoli passare per drogati. I luoghi nei quali i giovani si incontravano, i grandi concerti, erano gli stessi luoghi nei quali si aggiravano le ombre grigie del potere, gli stessi luoghi che, in parte, proprio questi ultimi avevano creato per il loro show. Si trattava di un copione abbastanza singolare, composto da numerose sceneggiature , create già a partire dal 1963, ovvero ben quattro anni prima del famoso Festival pop di Monterey, all’interno dei laboratori della CIA e della US Chemical Corps, come si può evincere scorrendo le pagine del rapporto del Senato Americano sulle operazioni di Intelligence pubblicato nel 1976. Non tutti ammisero quanto stava accadendo, non tutti ne ebbero il coraggio; l’unica a sbilanciarsi fu Janis Joplin quando confessò, come riporta Myra Friedman nel suo libro dedicato alla cantante, di essere stata iniziata alle anfetamine da un uomo nella primavera del 1965. Non si trattava del solito pusher, era un personaggio di una certa importanza, con numerosi agganci e numerose attività alquanto strane, forse uno dei tanti agenti infiltrati? Lo stesso accadde a Brian Jones con l’LSD, un’esperienza che cambiò profondamente la sua personalità, e lo stesso accadde a Jimi Hendrix quando gli venne data una pastiglia di acido prima che iniziasse il suo show al Madison Square Garden. Nessuno poteva sottrarsi, nessuno era in grado di uscire da questo circolo vizioso, e chi tentava faceva una brutta fine, così come accadde nel 1976 all’investigatore privato Robert Hall. Hall era stato assunto da alcuni manager di diversi gruppi rock, il suo compito era quello di scoprire cosa c’era dietro il costante flusso di droga che stava facendo a pezzi i musicisti. Il detective riuscì a risalire a due medici e un dentista che offrivano ricette false; i risultati vennero messi a disposizione delle autorità competenti ma il risultato non fu certo quello che tutti speravano: Robert Hall venne ucciso il 22 luglio del 1976 e nessun arresto venne effettuato nei confronti dei tre professionisti individuati durante l’indagine. La posta in gioco era alta, e il Chaos Project aveva delle regole ben definite, quasi tutte stranamente o meno molto vicine agli scenari musicali, sociali e politici di quel periodo, oltre che a molte delle storie appartenenti al Club 27: Raccogliere ogni informazione possibile sull'immoralità e sulla vita privata degli artisti in modo da poterne screditarne l’immagine Descriverli come depravati all’opinione pubblica Rintracciare ogni situazione imbarazzante Arrestarli con l’accusa di possesso di sostanze stupefacenti Inviare e fare pubblicare dai giornali articoli che dimostrino la loro attitudine alla depravazione Usare come esche la droga e il sesso libero Ottenere campioni della loro scrittura Provocare rivalità all’interno dei vari gruppi Tutto questo portò ad una lunga serie di tragici eventi, molti collegati con il Club 27, altri indirettamente collegati ad esso. Continua a leggere...

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